giovedì 8 ottobre 2009
Chi non finalizza ha sempre torto
'Chi non finalizza ha sempre torto'. Svelato il titolo del nuovo disco degli Amor Fou, un omaggio a un grande della canzone napoletana che ci lascia per dedicarsi alla sua rinomata azienda agricola nell'Agro Sarnese.
lunedì 5 ottobre 2009
But when they played that song at the Death Disco
Per chi ha colto il fiore della giovinezza negli anni novanta Londra fu la nuova Eldorado. Nel pieno dell'ascesa New Labour che metteva fine a 18 anni di governi conservatori, il nuovo premier Tony Blair parlò a Dublino di una Gran Bretagna che stava “emergendo dal suo malessere post-imperiale”. Era particolarmente ottimista. Ma per qualche anno la perfida Albione fu veramente quella Cool Britannia in cui il glam intellettuale di Jarvis Cocker flirtava con il genio di Tracey Emin e Damien Hirst, la moda rifioriva sui banchi della Central St. Martins e una generazione di pop bands, artisti e designer ci illudevano che il peggio fosse passato. Non ci facemmo illudere a stento e per chi c'era il nome di Alan McGee non suonerà nuovo.
Fondatore dell'etichetta Creation Records,nonchè creatore del Britpop dopo aver scoperto Oasis, Primal Scream, Libertines e tanti altri, Sir Alan è considerato, insieme a nomi come John Peel o Tony Wilson, uno dei numi tutelari della musica indipendente anglosassone e non.
Tutto questo per dire che ho superato i trenta e che se un giorno qualunque del '96 mi avessero detto che Alan McGee avrebbe messo i dischi dopo un concerto del mio gruppo l'avrei presa come un'allegra e romantica presa per il culo.
Piu' o meno come le frasi di circostanza dei giurati di Rock Targato Italia in certi freddissimi pomeriggi al Bloom, suonando la chitarra nel tentativo di imitare le mosse di Xabier Iriondo, in band senza alcuna ragione di esistere se non per mezzo di una piccola forma di ribellione all'aggressione delle nebbie di provincia. Band che nelle playlist di Alan McGee non finirebbero mai. Eppure il mondo è piccolo, a volte.
Venerdì 16.10
Covo club
Bologna
Milano dopo mezzanotte
Milano prima di mezzanotte è una grande città che non è mai diventata metropoli, dove ognuno corre verso qualcosa, o dietro a qualcosa e le metrotranviarie escono dal piccolo brulicante centro città come goffi serpentoni liberati dal letargo e ancora intorpiditi. Questa metafora non sarà certo di sollievo a chi ogni mattina bestemmia addosso ai ritardi cronici dei mezzi pubblici ma se vi capita di guardare Milano dall'alto fateci caso. I metrotram Sirio, quelli verdi e pseduo tecnologici, sono bisce di ferro. O forse millepiedi.
Milano dispone di una delle reti tranviarie più estese d'Europa, risalenti alla fine dell' '800; il primo tram a cavalli è datato 1862, la prima tranvia elettrica 1893. La rete è andata crescendo negli anni, sino a raggiungere nel 1940 il suo massimo sviluppo (oltre 300 km di tracciato). Di tanta grandezza restano i modelli primo novecento dove, a memoria rimossa di un tempo di guerra - ossia di mutilati per la patria - sono ancora affissi i diviteti 'di sputare' e le targhette dei posti 'riservati gli invalidi'.
Milano dispone di una delle reti tranviarie più estese d'Europa, risalenti alla fine dell' '800; il primo tram a cavalli è datato 1862, la prima tranvia elettrica 1893. La rete è andata crescendo negli anni, sino a raggiungere nel 1940 il suo massimo sviluppo (oltre 300 km di tracciato). Di tanta grandezza restano i modelli primo novecento dove, a memoria rimossa di un tempo di guerra - ossia di mutilati per la patria - sono ancora affissi i diviteti 'di sputare' e le targhette dei posti 'riservati gli invalidi'.
Prendere uno di questi bestioni alle sette del mattino vuol dire avere un buon motivo per farsi scaricare in una delle tante meta-destinazioni milanesi, che in genere fanno capo ai borghi agricoli o ai quartieri popolari che l'immensità dell'hinterland ha mantenuto in vita, condividendo il posto con i tanti volti di quella che di fatto è da anni una città multietnica. Farlo per andare a trattare, in culo a dio, una chitarra sognata da quindici anni significa che la sera si vuole fare la propria porca figura. E che il realismo e il risparmio maniacale, per questa volta, possono andare a farsi fottere. E che un esordio è bello festeggiarlo e immaginarselo perfetto....o la vita non vive!
Detto ciò, come ogni chitarrista saprà, MAI suonare dal vivo con una chitarra comprata il giorno stesso. Anche se a volte funziona. E se poi sulla custodia c'è ancora attaccato un tagliandino di imbarco della Birtish Airways come astenersi ? E fosse appartenuta proprio a Johnny ? Quel che è certo è che adesso è mia, che credo nella proprietà privata e che a causa di essa non ho piu' un soldo in tasca.
'Milano dopo mezzanotte' è un libro incredibile, una guida al nottambulismo e ai mutamenti della città che ho comprato a pochissimo in una splendida libreria, straconsigliata a chiunque sappia leggere, in una zona di Milano in cui trent'anni fa non era impossibile incrociare Truffaut e, centosettant'anni prima, Napoleone. Turisti francofoni di prima classe insomma.
Lì dentro ci ho trovato anche una copia del White Album appartenuta a chissà chi. So solo che costui, o costei, abitava a Washington a fine anni settanta e disegnava scoiattoli, ma questa è un altra storia.
'Milano dopo mezzanotte' contiene la storia di Patty, una ragazza di Parma che nel '70 arriva a Milano e in tre mesi si trasforma in una shakerina, ossia una di quelle splendide e ingenue fanciulle che, in quegli anni, vanno a ballare lo shake nei locali giusti, si inamorano dei tipi senza un soldo e fanno qualche marchetta per comprarsi vestiti alla moda da Fiorucci o all'Equipe 84. Questa storia la leggo nel reading che chiude il concerto di Amor Fou, dei nuovi Amor Fou che senza le menate, gli scazzi, le scelte, i sogni e soprattutto l'energia di Leziero, Giuliano e Paolo oggi farebbero un bel pò di fatica ad esistere.
Milano dopo mezzanotte è la nostra euforia e la tensione di Ilenia finalmente allentata e il modo che ognuno ha scelto per elaborare lo stupore di un concerto tanto atteso e che un numero assolutamente imprevisto di persone ha voluto condividere con noi, regalandoci una notte fantastica e una piccola conferma che fa piu' ossigeno di mille polmoni.
La scaletta è questa, ci sono alcuni inediti che finiranno sul disco nuovo, e qualche cantiere aperto. Per una volta ha senso dirlo: è solo l'inizio.
Il Ticinese
Venti giorni di vita di una donna famosa
Se un ragazzino appicca il fuoco
Filemone e Bauci
Ore 10: parla un misogino
Cos'è la libertà
Anita
Brunetta
Il periodo ipotetico
I sogni di provincia
Peccatori in blue jeans
Dolmen
Milano dopo mezzanotte


giovedì 24 settembre 2009
A Parte quel silenzio che ci separa
A pochi mesi di distanza dall’ep ‘Filemone e Bauci’ torniamo a calcare i palchi dei club italiani per presentare ‘A Parte quel silenzio che ci separa’, un progetto che siamo lusingati di proporre in collaborazione con Ilenia Corti, creatrice del brand Vernissage, artista di fama internazionale nella cui opera si fondono arte, design, video e haute couture.
Come in una saga carolingia dove il rincorrersi di due innamorati è vorticoso quanto geografico prendono forma le immagini girate in super 8 da Ilenia Corti durante i suoi viaggi in Turchia, Inghilterra, Emirati Arabi, Islanda, Italia.
L' amore perduto e l 'amore vanitosamente negato diventano il pretesto di un viaggio circolare dove la siesta diventa un momento di contemplazione. Come una visione onirica speculare in cui i ruoli di amante e amata si confondono determinando una pelllicola sbiadita ma concretamente scandita da figure naturali o metropolitane.
Dai luoghi italici di uno stilnovismo dimenticato ai prodigi tecnici di un medio-oriente liberato.
ps
Di Ilenia, oltre a mille bellissime opere in giro per il mondo, potete ammirare il video di Moltheni 'Verano'.

venerdì 17 luglio 2009
Le promesse
Entro l'azzurro intenso di un meriggio d'estate denso è il fogliame e assorto sotto il lucido sole.
Tutto è maturo e pieno. Non sono minacciate le cose.
Queste parole di Sandro Penna dicono un pò del clima in cui stiamo lavorando. E' un'estate-non-estate, con pochissime vacanze, tante prove, tante decisioni da prendere: un autunno densissimo ci attende !
Il disco è quasi a metà ed è vario come non avremmo mai detto. Cresce fra sale di registrazione a uno sputo dal bellissimo naviglio grande, che piu'ci si allontana da Milano e piu' ci svela tracce di un'antica civiltà rurale, sepolta fra le architravi di immensi cascinali e accaldati paesini stretti attorno al proprio flebile passato. Nuove cose prendono forma nello studio di Paolo, l'ultimo arrivato della compagnia, locato nel bellissimo quartiere giardino di Baggio, che val bene una visita, anzi dieci o venti.
Ogni giorno che passa si aggiunge qualcosa. Piccoli incantesimi folkeggianti, coretti beatlesiani, tante immagini degli anni sessanta riviste con occhi e orecchie di oggi, molta new wave nelle chitarre. E' tutto nuovo e - almeno a noi- sembra vero, un pò come le panetterie di periferia in cui ci ristoriamo verso le undici.
Intanto registriamo alcuni episodi che vedrete sul palco nel tour autunnale, a breve annunciato.
Che sia in un lago, nel mare o in cielo, tuffatevi anche per noi.
Tutto è maturo e pieno. Non sono minacciate le cose.
Queste parole di Sandro Penna dicono un pò del clima in cui stiamo lavorando. E' un'estate-non-estate, con pochissime vacanze, tante prove, tante decisioni da prendere: un autunno densissimo ci attende !
Il disco è quasi a metà ed è vario come non avremmo mai detto. Cresce fra sale di registrazione a uno sputo dal bellissimo naviglio grande, che piu'ci si allontana da Milano e piu' ci svela tracce di un'antica civiltà rurale, sepolta fra le architravi di immensi cascinali e accaldati paesini stretti attorno al proprio flebile passato. Nuove cose prendono forma nello studio di Paolo, l'ultimo arrivato della compagnia, locato nel bellissimo quartiere giardino di Baggio, che val bene una visita, anzi dieci o venti.
Ogni giorno che passa si aggiunge qualcosa. Piccoli incantesimi folkeggianti, coretti beatlesiani, tante immagini degli anni sessanta riviste con occhi e orecchie di oggi, molta new wave nelle chitarre. E' tutto nuovo e - almeno a noi- sembra vero, un pò come le panetterie di periferia in cui ci ristoriamo verso le undici.
Intanto registriamo alcuni episodi che vedrete sul palco nel tour autunnale, a breve annunciato.
Che sia in un lago, nel mare o in cielo, tuffatevi anche per noi.
AMOR FOU - Il periodo ipotetico from valentina villa on Vimeo.
venerdì 5 giugno 2009
Aggiungi al carrello
E' arrivata l'estate, abbiamo ripreso a suonare dal vivo, c'è con noi Paolo, un nuovo musicista che imbraccerà il basso e non solo. Ovviamente grazie a chi è già venuto a tastarci il polso, e grazie al Salento che come sempre si è rivelato la nostra piccola Arcadia. Stiamo inserendo brani nuovi, rileggendo canzoni scritte due anni fa, intonando cori là dove non ce n'erano.
Intanto raccogliamo schegge di queste furibonde giornate. Frammenti che presto qualcuno monterà e metterà in rete.
A Dio piacendo cercheremo anche di riposarci un pò e poi arriverà l'autunno e un nuovo evento che porteremo ovunque possibile prima dell'ultima sosta che ci separerà dal nuovo disco.
Intanto ecco Filemone e Bauci tutto intero. Tre canzoni che potete fare vostre in vari modi.
Scaricandole qui in modalità fai tu il prezzo.
Oppure ordinando un cd in edizione limitata con un poster/racconto inedito.
Intanto raccogliamo schegge di queste furibonde giornate. Frammenti che presto qualcuno monterà e metterà in rete.
A Dio piacendo cercheremo anche di riposarci un pò e poi arriverà l'autunno e un nuovo evento che porteremo ovunque possibile prima dell'ultima sosta che ci separerà dal nuovo disco.
Intanto ecco Filemone e Bauci tutto intero. Tre canzoni che potete fare vostre in vari modi.
Scaricandole qui in modalità fai tu il prezzo.
Oppure ordinando un cd in edizione limitata con un poster/racconto inedito.
domenica 17 maggio 2009
Il divorzio all'italiana è piu' rosa
C'è un giorno in cui si dividono vite e patrimoni, figli e ricordi, elettrodomestici e sentimenti. Sono le donne a dire addio se le cose non vanno, se l'amore è svanito, se qualcuno ha tradito, ma poi è l'uomo a chiedere il divorzio, e a riallacciare nuove nozze. Mentre i figli, nel mezzo, sperimentano oggi l'affido congiunto a mamma e papà. Fotografia dell'instabilità coniugale nell'Italia che cambia, a 35 anni dal referendum che con 19 milioni di voti rese definitiva la legge sul divorzio, mentre il numero delle famiglie che si rompono è in vertiginosa ascesa. In 10 anni i divorzi sono aumentati del 74% e le separazioni del 57,3%, dal 2000 in poi la salita non s'è mai arrestata, nel 2006 ogni mille matrimoni ben 3 si sono chiusi in modo definitivo.
All'ombra delle star, mentre la questione Lario-Berlusconi è soltanto all'inizio, l'istituto del divorzio in Italia cambia pelle. Gli esperti dicono che per fortuna il tabù sociale è (quasi) morto e sepolto, l'85% delle coppie si lascia in modo consensuale per dimezzare tempi e spese, con la novità che in misura crescente anche le donne, se si trovano ad essere il coniuge "più forte", iniziano a versare l'assegno di mantenimento all'ex marito. Attenzione, però: la società si evolve ma il crac emotivo è sempre lo stesso. Più lungo è stato il matrimonio più dura è riprendersi, e per i figli, avverte Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo, "la separazione resta un terremoto, e spetta ai genitori aiutarli a superare un cambiamento così radicale".
"Non siamo ancora ai livelli francesi, dove 4 matrimoni su 10 vanno in frantumi - spiega il demografo Massimo Livi Bacci - di certo però in Italia l'instabilità coniugale cresce di anno in anno, cambiando profondamente la struttura stessa della famiglia. Da un matrimonio che si rompe nasce infatti una "galassia" di nuove unioni. Dal nucleo monoparentale alla famiglia allargata fino al bambino-staffetta, affidato ad entrambi i genitori, con il suo tempo diviso tra due case, due situazioni, due realtà".
Cambiano le relazioni, i sentimenti, piuttosto che sposarsi si preferisce convivere, dire "per sempre" fa paura a molti, le nozze sono diminuite del 32,4% negli ultimi trent'anni, in particolare il rito religioso. "Eppure - ragiona Livi Bacci - nonostante uno scenario così cambiato la Chiesa mantiene ferma la sua posizione di condanna nei confronti del divorzio", vietando ad esempio l'eucarestia ai divorziati che non abbiano scelto di "vivere in castità", e facendo affondare nel 2003 la legge sul "divorzio breve", che puntava ad abbassare da tre a un anno il periodo della separazione legale, al termine del quale è possibile chiedere il divorzio.
"L'impennata di separazioni e divorzi, - precisa Marina Marino, avvocato matrimonialista e presidente dell'Aiaf, l'Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori - non vuole dire che si arrivi alla fine di un matrimonio con meno sofferenza. E tra le coppie che si siedono nel mio studio vedo che la fascia d'età in cui è più doloroso lasciarsi è quella tra i 55 e i 65 anni, in particolare per le donne, che spesso restano isolate nella vita sociale, e per le quali è più difficile ricominciare".
Con l'affido congiunto, precisano gli avvocati, le conflittualità sulla custodia dei figli si sono attenuate. Non così i contenziosi sulla divisione dei patrimoni. "Mi è capitato decine di volte di incontrare uomini notoriamente facoltosi che poi presentavano dichiarazioni dei redditi da nullatenenti quando si doveva decidere l'assegno per la moglie e i figli. Ma il problema dei grandi patrimoni riguarda una ristrettissima élite. La realtà è la famiglia media dove in caso di divorzio si devono spartire 2.300 euro di reddito. Allora sì che si diventa poveri".
Racconta Gianna Schelotto, psicoanalista e psicoterapeuta, che è sulla separazione che ci si deve soffermare "perché il divorzio arriva dopo, quando i momenti più strazianti sono passati". "Ci si lascia per molti motivi, ma il più duro da sopportare è il tradimento. E' una ferita quasi insopportabile, un sentimento comune sia ai maschi che alle femmine, ma diversa è la reazione. Trent'anni fa le donne arrivavano da me chiedendomi: "Come faccio a riportarlo a casa", oggi vogliono riuscire a non soffrire, sono quasi sempre loro a pretendere la separazione, e si aggrappano al lavoro, ai figli. Trent'anni fa erano indifese, sole di fronte al dolore e colpevolizzate dalla società, oggi sono sostenute, salvaguardate dalle leggi".
Del resto seppure con i numeri di un'avanguardia, le donne hanno oggi un ruolo "paritario" nel divorzio. A volte, addirittura, predominante. "Si tratta di un'élite benestante, spesso di libere professioniste - ha spiegato di recente Gian Ettore Gassani, presidente dell'Associazione matrimonialisti italiani - che alla fine di un matrimonio si ritrovano ad essere il coniuge più forte e più ricco. E sono loro, se l'ex partner ne ha diritto, a dover versare l'assegno...". Nel 2007 e nel 2008, secondo i dati del centro studi Ami, il 3,5% delle sentenze ha dichiarato che spettava alle mogli il mantenimento dell'ex marito. "Nella mia carriera finora ne ho viste poche - dice però Marina Marino -ma di certo è una tendenza".
Aggiunge Anna Oliverio Ferraris: "Oggi è difficile far durare una coppia. Per le attese implicite, perché si cerca il partner perfetto, perché si fugge dall'idea che la famiglia sia anche una costruzione. Con l'affido congiunto i genitori sono responsabili in egual modo della crescita dei figli e questa è stata una vera rivoluzione. Finora infatti il genitore non affidatario restava sullo sfondo, i padri si trasformavano nei papà della domenica. I figli si sentono abbandonati da chi se ne va, la chiave invece è non farli sentire soli, fargli capire che seppure non più coppia, i genitori restano genitori".
Maria Novella De Luca
copyright La Repubblica
All'ombra delle star, mentre la questione Lario-Berlusconi è soltanto all'inizio, l'istituto del divorzio in Italia cambia pelle. Gli esperti dicono che per fortuna il tabù sociale è (quasi) morto e sepolto, l'85% delle coppie si lascia in modo consensuale per dimezzare tempi e spese, con la novità che in misura crescente anche le donne, se si trovano ad essere il coniuge "più forte", iniziano a versare l'assegno di mantenimento all'ex marito. Attenzione, però: la società si evolve ma il crac emotivo è sempre lo stesso. Più lungo è stato il matrimonio più dura è riprendersi, e per i figli, avverte Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo, "la separazione resta un terremoto, e spetta ai genitori aiutarli a superare un cambiamento così radicale".
"Non siamo ancora ai livelli francesi, dove 4 matrimoni su 10 vanno in frantumi - spiega il demografo Massimo Livi Bacci - di certo però in Italia l'instabilità coniugale cresce di anno in anno, cambiando profondamente la struttura stessa della famiglia. Da un matrimonio che si rompe nasce infatti una "galassia" di nuove unioni. Dal nucleo monoparentale alla famiglia allargata fino al bambino-staffetta, affidato ad entrambi i genitori, con il suo tempo diviso tra due case, due situazioni, due realtà".
Cambiano le relazioni, i sentimenti, piuttosto che sposarsi si preferisce convivere, dire "per sempre" fa paura a molti, le nozze sono diminuite del 32,4% negli ultimi trent'anni, in particolare il rito religioso. "Eppure - ragiona Livi Bacci - nonostante uno scenario così cambiato la Chiesa mantiene ferma la sua posizione di condanna nei confronti del divorzio", vietando ad esempio l'eucarestia ai divorziati che non abbiano scelto di "vivere in castità", e facendo affondare nel 2003 la legge sul "divorzio breve", che puntava ad abbassare da tre a un anno il periodo della separazione legale, al termine del quale è possibile chiedere il divorzio.
"L'impennata di separazioni e divorzi, - precisa Marina Marino, avvocato matrimonialista e presidente dell'Aiaf, l'Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori - non vuole dire che si arrivi alla fine di un matrimonio con meno sofferenza. E tra le coppie che si siedono nel mio studio vedo che la fascia d'età in cui è più doloroso lasciarsi è quella tra i 55 e i 65 anni, in particolare per le donne, che spesso restano isolate nella vita sociale, e per le quali è più difficile ricominciare".
Con l'affido congiunto, precisano gli avvocati, le conflittualità sulla custodia dei figli si sono attenuate. Non così i contenziosi sulla divisione dei patrimoni. "Mi è capitato decine di volte di incontrare uomini notoriamente facoltosi che poi presentavano dichiarazioni dei redditi da nullatenenti quando si doveva decidere l'assegno per la moglie e i figli. Ma il problema dei grandi patrimoni riguarda una ristrettissima élite. La realtà è la famiglia media dove in caso di divorzio si devono spartire 2.300 euro di reddito. Allora sì che si diventa poveri".
Racconta Gianna Schelotto, psicoanalista e psicoterapeuta, che è sulla separazione che ci si deve soffermare "perché il divorzio arriva dopo, quando i momenti più strazianti sono passati". "Ci si lascia per molti motivi, ma il più duro da sopportare è il tradimento. E' una ferita quasi insopportabile, un sentimento comune sia ai maschi che alle femmine, ma diversa è la reazione. Trent'anni fa le donne arrivavano da me chiedendomi: "Come faccio a riportarlo a casa", oggi vogliono riuscire a non soffrire, sono quasi sempre loro a pretendere la separazione, e si aggrappano al lavoro, ai figli. Trent'anni fa erano indifese, sole di fronte al dolore e colpevolizzate dalla società, oggi sono sostenute, salvaguardate dalle leggi".
Del resto seppure con i numeri di un'avanguardia, le donne hanno oggi un ruolo "paritario" nel divorzio. A volte, addirittura, predominante. "Si tratta di un'élite benestante, spesso di libere professioniste - ha spiegato di recente Gian Ettore Gassani, presidente dell'Associazione matrimonialisti italiani - che alla fine di un matrimonio si ritrovano ad essere il coniuge più forte e più ricco. E sono loro, se l'ex partner ne ha diritto, a dover versare l'assegno...". Nel 2007 e nel 2008, secondo i dati del centro studi Ami, il 3,5% delle sentenze ha dichiarato che spettava alle mogli il mantenimento dell'ex marito. "Nella mia carriera finora ne ho viste poche - dice però Marina Marino -ma di certo è una tendenza".
Aggiunge Anna Oliverio Ferraris: "Oggi è difficile far durare una coppia. Per le attese implicite, perché si cerca il partner perfetto, perché si fugge dall'idea che la famiglia sia anche una costruzione. Con l'affido congiunto i genitori sono responsabili in egual modo della crescita dei figli e questa è stata una vera rivoluzione. Finora infatti il genitore non affidatario restava sullo sfondo, i padri si trasformavano nei papà della domenica. I figli si sentono abbandonati da chi se ne va, la chiave invece è non farli sentire soli, fargli capire che seppure non più coppia, i genitori restano genitori".
Maria Novella De Luca
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